MARIO TOZZI – Attraverso Festival
1655
event-template-default,single,single-event,postid-1655,bridge-core-2.3.4,single-event-container,ajax_fade,page_not_loaded,qode-page-loading-effect-enabled,,vertical_menu_enabled,side_area_uncovered_from_content,transparent_content,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-22.0,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.2.0,vc_responsive

MARIO TOZZI

Torna indietro

domenica 24 Luglio 2022 / 18:30

MARIO TOZZI

in Una transizione antiecologica: è possibile un mondo senza idrocarburi?

GAVI, Forte, (AL)

Prenota
Ingresso Libero

Una transizione antiecologica: è possibile un mondo senza idrocarburi? è il titolo dell’incontro con Mario Tozzi, il geologo, ricercatore del CNR, che da anni in tv, radio e attraverso il suoi libri predica agli amministratori, ai politici e alla gente l’importanza di un comportamento consapevole e oculato per preservare il pianeta dai cataclismi ingenerati dallo sfruttamento irresponsabile delle risorse.

Tutti dicono che è indispensabile una transizione ecologica, ma siamo in grado di metterla in pratica?
I fatti dicono che siamo, invece, capaci solo di transizioni assolutamente antiecologiche.
La deforestazione è un’emergenza planetaria? Bene, rimandiamone la fine al 2030, sperando che qualche foresta resista fino a quella data.
Il carbone è il vero cattivo tra i fossili, quello che inquina di più? Benissimo, non lo useremo più, ma dal 2030 (e qualcuno dal 2040).
Sarebbe il caso di fermare per sempre le nuove trivellazioni di idrocarburi, perché se tiri fuori gas e petrolio, prima o poi, li bruci? Sarebbe il caso di impedire ogni tipo di finanziamento pubblico ai combustibili fossili al mondo (ne hanno, attualmente, per 400 miliardi di dollari, le rinnovabili per 90)? Ottimo, ma solo per qualche paese europeo più avanzato.
Per non dire dei veicoli a motore endotermico, di cui si ipotizza di non fabbricarne più, però dopo il 2040, ma senza vincoli, mi raccomando. O della riduzione del 45% delle emissioni clima alteranti, ma, intendiamoci, non prima del 2040. O, ancora, delle compensazioni, che sono assolutamente dovute ai paesi emergenti, visto che noi ci siamo sviluppati per due secoli sconvolgendo il clima e facendone pagare il prezzo soprattutto al loro mancato sviluppo.

- Prenota